November 27, 2020

L’ANTICA CERAMICA

La produzione di ceramica di Campione d’Italia, iniziata nel 1700, diede vita dal 1800 alla rinomata produzione “Vecchia Ghirla”.

A Ghirla (Valganna Varese) nel 1825, nacque una vera fabbrica, che produceva una “maiolica nera”, o “terra naturale” chiamata “radica”.

Ma fu la fabbrica di Campione a cedere a quelle di Ghirla alcune ricette per produrre la “terraglia dolce” (chiamata così per i componenti e per le basse calorie di cottura: 970 / 980°C contro i 1200°C della “terraglia forte”). Incominciò così la creazione dei famosi pezzi, i cui ingredienti, quarzo, calcare e argilla, venivano ricavati dai torrentelli e dalle vene naturali del terreno collinoso del luogo. Quando Campione importò dalla Germania l’argilla “a cottura bianca”, anche Ghirla utilizzò tale materiale e si ebbero allora pezzi privi di macchie gialle, dovute all’ossido di ferro esistente nelle materie prime locali. L’antica produzione delle radiche smaltate a base di piombo di stagno riguardava solo vasellame povero, per la conservazione di alimenti; in seguito, con la proibizione dei prodotti usati per la colorazione (manganese), dichiarati nocivi alla salute, la produzione divenne prevalentemente artistica.

I manufatti, servendosi degli stampi del 1700, ne riproducevano le vecchie forme, decorate però secondo il gusto dell’epoca, con l’inserimento di motivi ispirati alla tipologia della maiolica faentina del 1400. Antonio Verda, originario di Campione, acquistò la fabbrica di Ghirla nel 1868 e la condusse fino al 1892. Fu continuata, in quel periodo, la produzione di terraglia con lavorazione a mano, su torni di legno e cottura in forni quadrati chiamati “muffole a fiamma dritta”, funzionanti a legno e carbone.

Nel 1892 il Verda cedette l’opificio a Carlo Ghisolfi, nativo di Varese, che introdusse la lavorazione a macchina con modelli di gesso, cottura in forno rotondo “a fiamma rovescia”, funzionante con carbone a lunga fiamma e a legna (sistema inglese).

A differenza dei precedenti forni, i nuovi forni avevano pareti dallo spessore di circa 80 centimetri, per consentire l’isolamento della bassa temperatura esterna, un diametro di 5 m e un’altezza di 5, 5 m. Funzionavano alternativamente. I prodotti venivano siglati a mano e presentavano il cosiddetto “bordo a foglia” che fu poi uno dei motivi conduttori della produzione.

Dal 1910 i pezzi venivano esclusivamente siglati a mano, ma venivano stampigliati a l’uso inglese con un marchio riportante in un ovale la scritta “GHIRLA”.

Spesso, unitamente allo stampiglio, compariva la sigla o la firma del decoratore; felici esiti decorativi erano poi ottenuti dall’accostamento di magnese, bruno, verde e giallo ossido. Al padre, nel 1935, succedette l’omonimo figlio Carlo, ultimo erede della bella tradizione artistica, educato alla tecnica della ceramica fin dalla sua giovinezza, durate la quale era stato anche in Inghilterra. Questi diede un notevole impulso alla fabbrica, soprattutto a livello artistico.

Durante la sua conduzione, infatti, gli studi e le ricerche della fabbrica portarono alla scoperta del famoso “bleu di Ghirla” che diveniva tale al contatto, con colori comunemente usati, di un certo ossido di cobalto importato d’Inghilterra: a livello decorativo questa tinta diede l’impronta caratteristica a tutta la produzione classica.

Si era intanto sentito il bisogno di istituire una scuola di decorazione che, aperta nel 1932, rimase attiva fino al 1935, tenuta e condotta dal pittore Giuseppe Talamoni di Varese, in collaborazione con il Ghisolfi e il decoratore Brunelli. Ogni genere ceramico di quest’ultima produzione presenta una finitura curata, vernice compatta e brillante, decorazione ora alleggerita e con pochi colori, ora cromaticamente intensa e ricca di decori, completata con filettature.

Secondo il gusto e le tendenze affermatesi nell’opera, dalla ceramica Ghisolfi uscirono: cornicioni ornamentali come quelli della villa Menotti a Gaggio, capitelli anche policromi per monumenti funerari, piatti da pareti di dimensioni anche notevoli, anfore di tipo greco, albarelli (vasi per unguenti usati in farmacia).
Il “bleu” non fu più prodotto dal 1950 (o 1951), da quando cioè la famiglia Ghisolfi cessò l’attività di tipo artigianale. Da allora la ceramica artistica chiuse definitivamente i battenti, celando per sempre in uno scrigno d’oro i suoi segreti, che nessuno potè, ne potrà più ritrovare.

Della produzione non restano che frantumate raccolte private, divenute preziose e rivalutate come esempi di un’arte nostrana irripetibile, conosciuta anche oltre confine. Dell’antica fabbrica non rimasero a lungo che pochi ed “indiscussi” ruderi, che divennero poi, nella seconda metà degli anni ’90, un condominio.

RISTORANTI e BAR

RISTORANTI E BAR A CAMPIONE D’ITALIA

E’ ormai  uscito dalle acque del lago Ceresio il nuovo Casinò di Mario Botta e il suo profilo domina il panorama che  Campione offre al  pubblico internazionale e cosmopolita. Già dai primi decenni del novecento un turismo d’elite che affolla le vie dell’antico nucleo ed il suo lungolago, arriva dall’Italia e dalla confinante Svizzera per entrare nella Casa da Gioco, oggi sempre più fulcro e attrazione della vita di questa piccola enclave. Sono  trascorsi ormai i tempi del periodo feudale quando i Maestri Campionesi,Artisti della Pietra, costruivano cattedrali, palazzi e monumenti in tutta Europa e gli Abati di Sant’Ambrogio ricevevano annualmente dal popolo campionese un fascio di rami d’ulivo, olio, dodici libbre e mezzo di trote del Ceresio ed ugual peso di lucci, considerati al pari dei capponi del Manzoni.

Oggi Campione si presenta rinnovata nelle sue nuove strutture architettoniche, sempre a cavallo tra due nazioni, in bilico tra cultura e storia italiana e svizzera:legata ai suoi trascorsi artistici, ma proiettata verso il prestigioso avvenire della Casa da Gioco più grande d’Europa.

La gastronomia ed i ristoranti seguono questo sviluppo ed evoluzione, stimolati dalla eterogenea richiesta della variegata clientela. La regione dei laghi prealpini e del  Ticino in particolare, ha fama di essere terra di Cuochi di alta formazione e professionalità. Qui è nato nel quattrocento il famoso Maestro Martino de Rubeis detto anche di Como,primo grande cuoco di cucina italiana. Qui anche oggi ci sono capaci specialisti che avvantaggiati dalla doppia offerta di prodotti freschi di prima qualità, che ricevono dai mercati di Milano Como e di Lugano, scelgono con attenzione tra la gran varietà di pesci di lago o di mare, carni, pollami, formaggi , salumi, ortaggi, verdure frutta e vini; molti anche di produzione del territorio locale.Il Canton Ticino ha una sua agricoltura di nicchia , molto specialistica. Ed offre prodotti tipici freschi e genuini di stagione. E quello che non si trova in Ticino è facilmente reperibile nel retroterra lombardo: asparagi di Cantello, riso Carnaroli del Pavese ,salumi della Brianza, formaggi del Lecchese, carni del Cremonese . Per i vini ci sono da più di cento anni i famosi Merlot del Ticino di vinificazione bordolese, vincitori pluripremiati oppure, evidentemente,gli ottimi vini italiani della Franciacorta, della Valtellina e dell’Oltrepò Pavese.

Opportunamente lavorati con intelligenza, creatività questi  ingredienti realizzano un insieme armonico di sapori, profumi,colori  e si presentano ai  Gastronauti del 21° secolo  in piatti moderni freschi leggeri, legati alla tradizione ed alla terra dei laghi

A trainare la cultura della cucina di Campione i ristoranti del Casinò, sempre all’avanguardia nel presentare piatti di alta cucina locale, italiana , svizzera , internazionale di tradizione o rinnovata, attingendo anche alle cucine etniche.Complice il Premio Campione “Cuoco dell’anno” e L’Accademia Italiana della Cucina ai fornelli di questo piccolo territorio si sono alternati cuochi famosi che hanno stimolato la capacità e  la fantasia dei professionisti campionesi, oggi nuovi Maestri, questa volta Artisti della  Cucina, per proporre ad una clientela poliglotta sempre più  esigente,piatti di grande raffinatezza  con un rapporto prezzo/qualità  corretto.

RISTORANTE LA BOULE

Lusinghieri riconoscimenti sulle migliori Guide gastronomiche per il Ristorante La Boule: Touring Club Italiano 4 forchette; Veronelli 78/100; GaultMilau 12/20; Espresso 14/20; ai vertici nella “Guida ai ristoranti” di Como e Lecco.

Lo staff-cucina del Ristorante La Boule del Casinò, diretto dal 1995 dallo chef executive Cesare Chessorti, è composto da diciotto cuochi, dei quali tre pasticceri. Tanti i riconoscimenti conquistati.

Altre specialità si possono gustare presso gli altri 2 punti di ristoro:”Seven Eleven”, ristorante bar nelle Sale giochi da tavolo e “Jackpot”, ristorante american bar presso la Sala giochi americani.

Al ristorante La Boule si possono degustare ottimi risotti…risotto ai fiori di zucchina mantecato all’olio extra vergine con fiocchi di burrata tartufo nero estivo. Risotto con basilico e prezzemolo con gamberi rosolati, magistralmente preparati dallo chef Marino Roncoroni elemento superlativo all’interno di un splendido team di cucina.

Paste fresche e ripiene: esattamente come una tavolozza di pittore la possibilità di scelta per la preparazione di paste fresche e ripiene è tanto stimolante quanto vasta, qui di seguito alcuni esempi: tortelli farciti con patate e pecorino al profumo di menta, tagliatelle fresche allo zafferano con calamari, zucchine e pomodori pachino, garganelli saltati con tonno, pomodori secchi al profumo di zenzero e limone, preparate con maestria e classe dallo chef Vittorio Luppi, giovane emergente.

Il pesce, materia tradizionalmente considerata assai delicata e complessa, ha nella freschezza certamente la componente primaria che viene utilizzata nel ristorante del Casinò, lo chef Gian Carlo Bracco elabora il pesce senza timori e con massimi risultati, esaltandone al meglio sapori e qualità. Bianco di rombo con zucchine in guazzetto di cozze allo zafferano, code di gamberi al brandy con asparagi e mimosa in salsa yogurt.

Il dessert è oggi capace di andare ben oltre la conclusione piacevole d’un pranzo o di una cena, la ricca offerta di dolci può addirittura diventare il protagonista assoluto della tavola. “Vorrei una torta…”Basta rivolgersi ai tre pasticceri del Casinò per aver esaudito ogni desiderio. Meringhetta con gelato alle bacche di crema doppia e gelato al pistacchio. Date le esigenze connesse al Casinò, i clienti vengono soddisfatti ai punti di ristoro Jack Pot e Seven Eleven con rapidità e professionalità: spaghetti ai frutti di mare, tagliata alla piovra con misticanze all’olio e al peperoncino, filetto di manzo in crosta di parmigiano su letto di asparagi.