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LA STORIA DI TOTONE

Testo di don Eugenio Mosca, prevosto di Campione d'Italia

La storia di Totone
Totone di Campione apparteneva ad una famiglia della media aristocrazia dei Longobardi. Proprietario terriero anche commerciante, è il personaggio  che nell'anno 777  determinò il corso della storia di Campione  per i secoli  successivi, quando si mise sotto la protezione dell'Arcivescovo di Milano, Tommaso e di Sant'Ambrogio, con la donazione dei suoi beni, case e chiese comprese. Totone visse nel periodo di transizione tra il regno dei Longobardi, la conquista dei Franchi di Carlo Magno e il loro successivo insediamento nelle terre lombarde. Dai documenti giunti fino a noi, la sua attività risulta essersi svolta tra gli anni 769 e 807. Tali documenti, trattando di economia e di relazioni sociali del suo gruppo familiare, sono una straordinaria finestra aperta sulla società dei secoli ottavo e nono.  Per la precisione dovremmo parlare di Totone II, visto che un altro Totone precede il nostro nella cronologia familiare.
Le testimonianze  documentarie (22 carte) e gli scavi archeologici condotti nelle chiese di San Zeno e di San Pietro permettono di individuare ancora oggi le tracce lasciate da Totone e contemporanei nella storia e nella terra di Campione.

Campione e i Longobardi
Parte significativa della donazione di Totone fu la chiesa di famiglia, San Zeno o San Zenone. Gli scavi archeologici completati in anni recenti hanno permesso  di portare alla luce le uniche testimonianze ancora visibili, insieme con i reperti  della  Chiesa di San  Pietro , della presenza dei Longobardi  a Campione. La Fondazione della chiesa è antichissima: risale, secondo una ricostruzione della datazione da parte di chi ha condotto gli scavi, alla fine del VI – inizio VII secolo. Inizialmente fu cappella funeraria della famiglia, luogo della celebrazione della memoria. In seguito fu ampliata, tanto da essere indicata già nei documenti dell’VIII secolo como basilica. Gli scavi hanno portato al rinvenimento di numerose sepolture longobarde, visibili attraverso una pavimentazione a vetri. Nelle sepolture, presso gli scheletri, sono stati trovati resti di corredo ed abbigliamento, in particolare un anello digitale in oro e una coppia di orecchini di tipo bizantino. Inoltre  sono state recuperate due monete di notevole importanza: una siliqua del re longobardo Pertari e un denaro di Ottone I, imperatore del sacro Romano Impero. Le sepolture, di epoca altomediovale (VII-VIII secolo), sono caratterizzate da diverse tecniche costruttive.

Campione e Milano
Quanto Totone ereditò il patrimonio familiare, erano gli anni difficili dell’inizio della dominazione dei Franchi in Italia. Non compromesso con legami  clientelari, né con i sovrani né con alcuno dei grandi Longobardi, non risentì del cambio di regime, anzi proprio in quel periodo accumulò la maggior parte della sua fortuna ed intrecciò rapporti stabili con la Chiesa di Milano. Una scelta lungimirante, vista la predilezione della dinastia di Carlo Magno per Milano e Sant’Ambrogio in particolare. A questo punto costruì uno xenodochio (un casa per l’accoglienza dei pellegrini e dei viandanti  per l’assistenza ai poveri) e dell’ambiente rurale di Campione si orientò verso una grande città, Milano appunto, effettuando un salto sociale significativo con l’assicurarsi l’acquisizione di un patrono prestigioso, l’episcopato cittadino.
Dalla scelta di Totone derivò l’appartenenza millenaria di Campione all’Abate del Monastero di Sant’Ambrogio Maggiore di Milano. Il feudo monastico di Campione, di diritto imperiale, rimase fino alla soppressione napoleonica intoccabile da ogni altro potere, anche quando il territorio circostante, di proprietà del duca di Milano, passò ai Signori Svizzeri attorno al 1512. Per questo motivo oggi Campione è territorio italiano ed ecclesiasticamente appartiene alla Diocesi di Milano (ma al decanato di Varese).


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